I SONETTI ROMANESCHI

Le vicende descritte dai sonetti sottolineano il carattere naturale e spontaneo del popolo.


"Io ho deliberato di lasciare un monumento di quello che oggi è la plebe di Roma.
In lei sta certo un tipo di originalità: e la sua lingua, i suoi concetti, l'indole, il costume, gli usi, le pratiche, i lumi, la credenza, i pregiudizi, le superstizioni, tuttociò insomma che la riguarda, ritiene un'impronta che assai per avventura si distingue da qualunque altro carattere di popolo.
Né Roma è tale, che la plebe di lei non faccia parte di un gran tutto, di una città cioè di sempre solenne ricordanza."
(Giuseppe Gioachino Belli, Introduzione alla raccolta dei sonetti)


Colosseo

"Immagine del Colosseo dell'ottocento."


I Sonetti romaneschi sono una raccolta di sonetti scritti in dialetto romanesco da Giuseppe Gioachino Belli durante il XIX secolo.
Con i suoi 2279 sonetti e' la produzione più corposa di poesie durante l'Ottocento, una raccolta riassuntiva delle contraddizioni della plebe romana, che ben rappresenta la diversità di un microcosmo unico, ma che esprime opinioni individuali, di gruppo o corali.
«Io non vo' già presentar nelle mie carte la poesia popolare, ma i popolari discorsi svolti nella mia poesia» (Gioacchino Belli)

L'opera fu ispirata ai sonetti di Carlo Porta che erano composti in dialetto lombardo, l'impresa fu completata tra il 1831 e il 1837.
Ciascun sonetto manoscritto recava "in calce" la data di composizione.
L'opera fu tenuta segreta dallo scrittore perché ancora in fase di elaborazione anche se i versi circolarono durante i moti del 1849.
Non compose più in dialetto per via della collaborazione con la censura pontificia, ma dopo la sua morte, il figlio Ciro fece pubblicare, nel 1864-65, un'ampia scelta di sonetti, tranne quelli ritenuti sconvenienti, provocatori e veraci contro il potere.


Papa Pio IX

"Il papa Pio IX."


Le vicende descritte dai sonetti sottolineano il carattere naturale e spontaneo del popolo:
1) La descrizione della vita popolare con narrazione dei vari lavori bassi del popolo affamato e ignorante, che si lascia liberamente governare dai potenti di turno, con l'unico scopo di tirare a campare, o nell'affidamento a rituali magici e superstiziosi.
2) La seconda parte sono ricorrenti le allusioni e le frecciate contro il potere e i suoi massimi rappresentanti.

«Io qui ritraggo le idee di una plebe ignorante, comunque in gran parte concettosa ed arguta, e le ritraggo, dirò, col concorso di un idiotismo continuo, di una favella tutta guasta e corrotta, di una lingua infine non italiana e neppur romana, ma romanesca.»
(Giuseppe Gioachino Belli, introduzione alla raccolta dei sonetti)



Papa Pio IX

"Elezione di Pio IX."


Nella lunga introduzione ai sonetti Belli traccia un ritratto satirico e ironico della società bassa di Roma ai tempi del XIX secolo.
Dichiara apertamente che il popolo italiano non è mai stato unito e non ha mai ricevuto una vera istruzione, rimanendo sempre rozzo, volgare e ignorante.
Ciò che lo colpisce di più è il fatto che la plebe di Roma ama crogiolarsi nella poverta' e nell'ignoranza, non interessandosi di politica e provando indifferenza per qualsiasi forma di cultura.
In quegli anni governava il papa, soprannominato "Papa Re", e tutti i "sudditi" erano costretti ad obbedire.
Solo nel 1861 con l'Unità d'Italia la situazione si ribaltò quando il Paese entrò a far parte di una sola grande unità grazie a Giuseppe Garibaldi, Camillo Benso di Cavour, Giuseppe Mazzini altrimenti il popolo italiano ignorante, arretrato e rozzo sarebbe rimasto sempre diviso.