LE TRADIZIONI DELLA CUCINA ROMANA

Le tradizioni e le novita' culinarie dal Rinascimento fino all' Ottocento.


Gli ingredienti base delle ricette della cucina romanesca (ben diversi da quelli usati dagli antichi romani) per molti secoli sono rimasti invariati.
Neanche con l’avvento della Controriforma sancita dal Concilio di Trento (1545-1563) si riusci' a far cambiare le abitudini alimentari dei romani.
Si esortava la chiesa ed il popolo alla penitenza ed ai digiuni e quindi al "mangiar di magro" invitando al maggior consumo di pesce in alcuni periodi dell'anno.


Ma la vita nelle bettole e nelle locande continuò a scorrere gioiosa e genuina come sempre, la stessa vita che ritroviamo secoli dopo nei versi di Giuseppe Gioacchino Belli dove scopriamo i ritratti dei personaggi e degli usi a tavola del popolo romano dell’Ottocento.
Sulle tavole delle famiglie Romane si e' sempre celebrata la tradizione culinaria che affonda le sue forti radici nel passato, il piacere del buon cibo e la convivialità per i romani sono stati sempre una priorita' irrinunciabile.


osteria romana

Erano molte le "osterie", dove gustare la cucina tipica romana tradizionale.



DAL MANGIAR MAGRO AL BACCALA'


La Chiesa Cattolica durante il Concilio di Trento si dedico' anche alla povertà nella tavola e fu proprio durante il concilio che nacque il concetto del “mangiar di magro”.

Ed e' proprio Olao Magno un prete nativo della Svezia ma a Roma gia' da tempo, che aiutò in questo periodo il baccalà e lo stoccafisso nella loro scalata al successo.

baccala

Scrisse un piccolo libro dove esaltava i prodotti delle sue terre ed in particolare di un pesce fatto essiccare ai venti freddi che destò subito la curiosità di molti che lo videro protagonista dei venerdì di Quaresima.




GIOACCHINO BELLI

Attraverso la lettura dei suoi sonetti si rivive l'atmosfera che si viveva a Roma nell'Ottocento.


LA CUSCINA DER PAPA
(25 marzo 1836)
Co la cosa ch’er coco m’è ccompare
m’ha vvorzuto fà vvéde stammatina
la cuscina santissima. Cuscina?
Che ccuscina! Hai da dí pporto de mare.

Pile, marmitte, padelle, callare,
cossciotti de vitella e de vaccina,
polli, ova, latte, pessce, erbe, porcina,
caccia, e ’ggni sorte de vivanne rare.
Dico: «Pròsite a llei, sor Padre Santo».
Disce: «Eppoi nun hai visto la dispenza,
che de grazzia de Ddio sce n’è antrettanto».

Dico: «Eh, scusate, povero fijjolo!,
ma ccià a ppranzo co llui quarch’Eminenza?».
«Nòo», ddisce, «er Papa maggna sempre solo».


Traduzione: Il cuoco del Papa e' amico del Belli e lo porta a visitare la cucina dove lavora, la cucina e' talmente cosi' ricca di cibo che lo scrittore chiede al suo amico, ma quanti ospiti ha a tavola il Papa oggi? Il cuoco gli risponde, nessuno il Papa mangia sempre da solo.



FAME VECCHIA E FAME NOVA
Pe nnoantri la grascia nun ze trova.
Le nostre nun zò bocche da guazzetti.
Noi un tozzo de pane, quattr’ajjetti,
e ssempre fame vecchia e ffame nova.


Traduzione: Al popolo manca “la grascia”, cioè i viveri, e pietanze succulente in guazzetto alla povera gente resta solo un pezzo di pane, un po’ d’aglio e fame.
Il cibo è la metafora dell’ingiustizia sociale nella Roma papalina e delle differenze tra le classi, tra “noantri” e quelle “sorte d’assassini” che hanno il potere.



gioacchino belli

"Siamo a Trastevere, precisamente nella piazza a lui dedicata dove sorge il monumento di Giuseppe Gioachino Belli (1791-1863), il famoso poeta romano del XIX secolo."



Famosissimo sonetto del Belli "Er giudizio universale" magistralmente interpretato dal grandissimo Vittorio Gasman.